… ma il programma no!

Dicevo, all’inizio di questo blog, che penso sia necessario fare un partito. Il “mio” partito, quello che io potrei votare senza dovermi turare il naso – come da troppi anni ormai faccio. Facciamo, a ben vedere, e con risultati davvero deludenti.

Continuo a pensarlo, però… non chiedetemi un programma.

Per tanti motivi che ora provo ad illustrarvi – ma son talmente tanti che sicuramente me ne sfuggirà qualcuno…

Innanzitutto io sono fondamentalmente, tenacemente anarchica… quindi lungi da me il governo ed i suoi corollari. Secondo me se tutti vivessimo secondo il noto motto “fai agli altri quello che, in analoghe circostanze, vorresti fosse fatto a te”, non ci sarebbe neppure bisogno di governi. Ma ovviamente non siamo tutti uguali, anche da questo punto di vista… peccato.

Poi a me fare il guru proprio non interessa. Non ho capito perché dovrei dire io cosa si farà e cosa no. Ma siete pecore? No, dunque semmai il programma lo facciamo insieme.

E nemmeno crediate di cavarvela così, che a promettere siamo bravissimi tutti (be’, anche qui, chi più chi meno) ma poi tocca mantenere… e su questo punto ho maturato delle convinzioni piuttosto strampalate. Almeno per la maggior parte dei miei pazienti ascoltatori. Io penso che uno può anche partire in perfetta buona fede ed asserire che, primo punto del programma, sequestrerà tutti i conti bancari superiori a… mah, diciamo 50 milioni di euro? Diciamolo, tanto è una pura ipotesi. Però poi, ammesso che venga eletto, non credo che tutti coloro che posseggono tali cifre si mettano in fila per autodenunciarsi… oppure poniamo che il primo punto sia la messa in sicurezza del territorio con conseguente estromissione immediata di tutte le ditte di “provenienza sospetta”. Ottimo proposito. Ma non pensate che, senza nemmeno aspettare di vedere il risultato elettorale, parecchie carte spariscano? Oppure, in caso di “dimenticanza” o sottovalutazione della portata di tale proposito, non vi viene il dubbio che qualcuno nelle amministrazioni locali metterebbe i bastoni tra le ruote a cotanto ardire e mandasse a monte i buoni propositi?

Quello che voglio dire io è che non esistono categorie buone e categorie cattive. Non esistono cattivi politici e buoni giudici, cattivi giornalisti e buoni avvocati, né è vero il contrario. Ci sono avvocati ed azzeccagarbugli, giornalisti e pennivendoli, politici ed intrallazzoni… quindi l’unica cosa che si può fare a questo punto, secondo me, è un partito che raccolga la parte onesta del nostro paese. Personalmente resterò di sinistra ed i paletti irrinunciabili li ho già messi, ma non vedo altra scelta se non quella di fare ciò che i nostri Padri e Nonni fecero per liberarsi dai nazisti. Ci si unisce, si combatte e si vince… e poi ognuno torna a pensare come crede, ma per il momento si lotta insieme per liberarsi di tutti questi parassiti egoisti e cinici – e questo è un altro buon motivo per non azzardare un programma di governo: perché il “mio” partito non deve durare all’infinito… anzi, spero che duri proprio poco.

Ovviamente tutto questo potrà decollare solo se tutti ci si impegnano in prima persona… non è pensabile che il mondo si risollevi se aspettiamo che lo facciano gli altri.

E lo so: sono un’inguaribile sognatrice. Ma voi, avete qualcosa di meglio e di più realistico da proporre, intanto che i sinistri si dividono in mille rivoli ed ognuno cerca di tirare acqua al suo mulino?

Di bufale, Boldrini e libertà.

Pochi giorni fa postavo una mia riflessione critica sul DDL antibufale: puntuale e prevedibile, arriva una reazione (non al mio post, capiamoci: non ero certo sola, anzi: ho ripreso l’iniziativa da altri bloggers preoccupati come me).

Il 14 aprile Laura Boldrini pubblicava sulla sua pagina FB queste parole:

“Lo voglio dire a ridosso delle feste di Pasqua, proprio nel momento in cui molti si riuniscono in famiglia e con le persone care.

La mia unica sorella, morta anni fa per malattia, non si è mai occupata di migranti. Restaurava e dipingeva affreschi. Peraltro, non si chiamava nemmeno Luciana, ma Lucia.

Lo voglio dire a tutti quelli che hanno condiviso sulle loro bacheche e sui loro profili queste e altre menzogne su di lei.

E soprattutto a chi ha creato queste false notizie, personaggi senza scrupoli, sciacalli che non si fermano nemmeno davanti ai morti.

Qui alcuni esempi: https://www.davidpuente.it/…/bufala-la-sorella-della-boldr…/  ” (anche se in realtà il post citato ha lo scopo di smontare la notizia falsa e fuorviante e non di divulgarla)

Nulla da eccepire sullo sdegno della Boldrini, ha tutta la mia comprensione e solidarietà. Solo che poi, su facebook, qualcuno tra i miei contatti (tra cui l’amica Doriana Goracci, che scrive su Agoravox e che seguo da tempo) ne approfitta per rilanciare l’appello Basta Bufale ed invitare a firmarlo.

Non so voi: io prima di firmare leggo… ed avrei potuto condividerlo tranquillamente, se non fossi arrivata al punto 4: “SOCIAL NETWORK: In quest’ottica un ruolo cruciale lo possono svolgere i social network, che dovrebbero assumersi le loro responsabilità di media company e indirizzare le loro politiche verso una maggiore trasparenza. Per contrastare fake news e discorsi d’odio In quest’ottica un ruolo cruciale lo possono svolgere i social network, che dovrebbero assumersi le loro responsabilità di media company e indirizzare le loro politiche verso una maggiore trasparenza. Per contrastare fake news e discorsi d’odio è essenziale incrementare la collaborazione con le istituzioni e le testate giornalistiche, così come un maggiore investimento in risorse umane e tecnologie adeguate a fronteggiare il problema. , così come un maggiore investimento in risorse umane e tecnologie adeguate a fronteggiare il problema.”

Ma come: “…è essenziale incrementare la collaborazione con le istituzioni e le testate giornalistiche….”? Siamo sicuri? No, perché a me pare di ricordare che certa stampa non abbia mai brillato per correttezza: potrei citare il “Bastardi islamici” di Belpietro (Libero) dopo gli attentati a Parigi (ma Libero forse non è considerato testata giornalistica), oppure la falsa notizia di una ragazza ROM che cerca di rapire una bimba a Napoli per arrivare a La Stampa che si deve scusare pubblicamente per un titolo sbagliato (e almeno loro l’hanno riconosciuto!). La Stampa e Repubblica saranno testate giornalistiche? E allora di cosa stiamo parlando? Dovremmo fidarci di loro per non divulgare notizie false? Andiamo bene…

Quanto poi alle istituzioni, bisognerebbe capire a chi si riferisce la signora Boldrini: spesso i giornalisti si affidano alle veline delle questure o a notizie diffuse dai vari ministeri. Vogliamo parlare di Piazza Fontana e dello scempio mediatico scatenato contro Pinelli e gli anarchici? Che non c’entravano nulla e qualcuno lo sapeva da prima ancora che scoppiasse la bomba? Non ho intenzione di fare elenchi, ci metterei troppo… credo che comunque il senso si sia capito.

Allora secondo me il punto è diverso: non è un discorso di censura, ma di responsabilità ed etica – personale e pubblica. E nessuno può garantire che un giornalista di testata sia più obiettivo di un blogger sconosciuto, e neppure che un personaggio istituzionale non faccia valere la sua verità di comodo che i tribunali e la coscienza di pochi riusciranno a dimostrare falsa solo dopo anni di lotte, processi e richieste di giustizia. Quando riescono.

IO NON FIRMO.

PS: la Costituzione, che sancisce la libertà di espressione, stabilisce anche che non si può diffamare etc.: come sempre, basterebbe applicarla…

 

Risolleviamoci: perché

Da dicembre scorso, a fasi alterne, si sente nell’aria la parola “elezioni”. Più o meno auspicate, richieste, temute.

Comunque sia, a meno di svolte autoritarie che non mi auguro, prima o poi ci toccherà. Già… ma qui sta il problema.

Io sono vecchierella ormai, di tornate elettorali ne ho vissute parecchie… ma mai come ora sono disorientata.

Non so voi, ma a me capita spesso di sentire per strada discorsi che sarebbero qualunquisti se non fossero (purtroppo) molto reali e condivisibili.

Certo, ci sono quelli duri-e-puri che sul loro schieramento son pronti a mettere mani e cervello sul fuoco, ma… per quanto mi renda conto che ovunque ci sono brave persone, non riesco proprio a decidermi.

Oh insomma, detto fuori dai denti: si andasse a votare domani, non saprei proprio a chi affidare il mio voto.

E non parlo di legge elettorale punitiva o di preferenze blindate: parlo proprio di partiti, movimenti o come li volete chiamare.

Escludendo a priori certa destra che non mi ha mai rappresentato, resta… ben poco. Del PD dirò solo che gli ultimi anni hanno per me dimostrato quanto non ci sia differenza con la politica liberista di berlusconiana (ma non solo) memoria, dei fuoriusciti dell’ultima ora non mi fido (facile uscire quando la barca affonda, dopo aver votato l’invotabile), di quella che una volta era la sinistra riottosa (RC, per capirci, e qualche altro gruppo extraparlamentare) non rimane che qualche sussulto – compagni molto validi presi singolarmente, ma come decisioni di vertice e possibilità di accordi per me non ci siamo.

Certo, ci sarebbero i 5stelle… ma anche qui: pur senza dar retta alla maggior parte della stampa, che farebbe carte false (le fa, le fa) per infangarli e pur riconoscendo che tra loro ci sono personaggi di spessore… a me bastano le vicende in Europa (Farage – liberali – Farage) o quelle delle candidature genovesi per non poterli prendere in considerazione.

E dunque? M’ha dato di volta il cervello, a pensare di cercare di fare un partito?

No… in fondo, sono sempre stata una seguace di don Chisciotte e poi odio gli indifferenti. Non posso pensare di stare a guardare mentre – chiunque vinca – l’Italia ed il mondo (non è che l’Italia sia su un pianeta a sé stante) vanno a fondo.

E perché proprio io, chi mi credo di essere? Nessuno. E poi sono timida e detesto le luci dei riflettori. Me ne starei più volentieri a casa mia con un buon libro e qualche amico. Ma siccome non vedo alternative che mi piacciano… vi dico come farei io. Poi se ci state bene, ne possiamo parlare; altrimenti pazienza… ci avrò almeno provato.

Per cominciare, niente discriminanti assurde tipo età o nessuna appartenenza precedente a partiti – però un paio di paletti ce li metto: antifascismo e antidiscriminazione – in tutti i campi.

Io credo che la nostra situazione attuale sia molto simile a quella che originò la Resistenza: allora non si trattava nemmeno tanto di destra e sinistra, ma di antifascismo o meno. Oggi invece, oltre ad esserci un problema (negato o sottaciuto ma reale) di revisione della storia e riabilitazione del fascismo in tutte le sue forme (razzismo compreso), c’è un altro grossissimo ostacolo da superare: la meschinità e l’egoismo che abbiamo un po’ tutti, quello che ci porta a pensare che, se il nostro orticello è ben irrigato, gli altri si possono pure arrangiare. Quello che non ci fa esporre, quello che ci fa riparare dietro la solita scusa che “son tutti uguali”, che “nulla cambia mai”, e soprattutto ci consiglia di starcene a casa tranquilli, di non metterci la faccia, di non esporci.

Purtroppo però, così agendo, nulla cambierà mai. Perché se accettiamo una raccomandazione per nostro figlio che cerca lavoro, non è che poi possiamo prendercela con il ministro che assume il suo, di figlio… o la fidanzata o lo zio. Se permettiamo all’elettricista di non farci fattura, non è che possiamo indignarci se altri portano i capitali all’estero. Se parcheggiamo in doppia fila o nel posto riservato agli invalidi perché “è solo per due minuti”, non possiamo pretendere che il professionista riconosca il suo errore…

Quello che voglio dire è che dobbiamo essere responsabili delle nostra azioni, tutti ed in prima persona. Non è facile e nemmeno comodo, ma è l’unico sistema perché qualcosa possa cambiare.

In fondo si tratta “solo” di mettere in pratica la morale anarchica: “fai agli altri quello che, in analoghe circostanze, vorresti fosse fatto a te”. E scusate se è poco…

Vogliamo parlarne?

Informazione? Sì, ma libera. E corretta.

Tanto parlano, i nostri politici, di bufale e notizie false che circolano in rete. Ne sono talmente preoccupati da aver deciso di predisporre un DDL che prevenga la diffusione di queste notizie false e tendenziose (vedi questo articolo di Valigiablu

Nulla da eccepire, tranne che si tali norme restrittive riguardano blog e siti, ma non i media democratici che quotidianamente – e da anni! – ci propinano solo notizie manipolate “ad usum potentorum”.

Insomma, è più un tentativo di mettere a tacere le voci che contrastano la verità del regime che una volontà concreta di combattere la falsità.

Io non ci sto e mi aggrego convintamente al gruppo di bloggers che già hanno espresso il loro dissenso:

Cavaliere Oscuro del Web, Vincenzo Iacoponi,  Raimondo Orrù Fulvio, Tomaso, Arwen Elfa,  Myrtilla’s house, Rosa Bruno, Gabriella Dell’Aria,  Bardo Lusevera – news e dintorni,  Alligatore, Ideateatro Bibliomatilda, Davide Bassan, Gianna Bonacorsi, Franco Battaglia, Cristiana , Cassetti Confusi, Mirtillo14,  La Santa Furiosa, Georges, Fata Confetto, lo Schiccianoci, Domenico Proietti Laura Andrighetto, Punteevirgola di NounourseCri, Ofelia (autrice anche del banner e che ringraziamo), SariWlady. ReAnto R , Alba Kan, La Bottega del Barbieri (Articolo di Santa F.ospitato), GiandiegoDaniele Verzetti Rockpoeta e, ovviamente, la sottoscritta. 

C’era una volta un blog

A dirla tutta, c’è ancora… ma non riesco più ad utilizzarlo per via di incresciose ridondanze ed ostacoli di natura tecnica. Avevo pensato di riversarlo qua, ma anche quest’opzione sembra improponibile – manca il tasto “esporta”, o almeno io non lo trovo.

Va bene, anzi va male… ma pazienza. Ricominciamo da zero. Vi dico soltanto che il blog di cui ero tenutaria è questo: Solleviamoci: πόλεμος παντῶν πατήρ e che non lo aggiorno più. Se volete lasciare messaggi, scrivetemeli qui con il riferimento al post, in modo che ci capiamo…

C’era una volta un blog, appunto. Poi è iniziata l’era dei social e Facebook l’ha fatta da padrone. Ho resistito per un po’, ma alla fine anche io mi son lasciata irretire dalle chimere di un contatto più rapido ed immediato.

Nulla di male… ma da qualche tempo nutro un sottile (non troppo sottile) disagio nei confronti di FB: troppe notizie urlate, troppi “dotti medici e sapienti”, troppi presuntuosi arroganti con la verità in tasca e pochissima voglia (e/o capacità) di confrontarsi davvero.

Da lì alla nostalgia, il passo è stato breve. Ho iniziato a pensare a quanto mi mancano le discussioni chilometriche e soprattutto mai del tutto chiuse, dove potevi tornare dopo mesi e riaprire il dibattito, dove l’insulto non era la prassi… oh insomma, qualche vecchio internauta sicuramente ricorda, chessò, L’arpa e la spada dell’amico Equo, giusto per citarne uno (ma molti erano quelli che mi ispiravano. Tra quelli tuttora in vita, segnalo L’Agorà del Rockpoeta Daniele Verzetti).

Ho scritto su la mia pagina facebook che avevo intenzione di defilarmi ma in molti mi hanno sconsigliato, con motivazioni convincenti. Però la sensazione di inconcludenza resta. Morale: apro questo blog, di riflessione più lenta e meditata… chi mi ama, mi segua. E chi non mi ama mi segua lo stesso, che non si sa mai!

Lupazoppa, meglio nota come elena